NO! Pirandello NO!


di e con GIOVANNI MONGIANO

Costumi Rosanna Franco
assistente alla regia Paola Vigna
Progetto Grafico Marinella Debernardi
Fotografie Fabio Marco Ferragatta
Produzione Teatro Lieve – Bottega d’Arte

“L’urlo rabbioso del commendatore si propaga fino al camerino (al terzo piano) di Matteo Sinagra, mite e sfortunato attore della Drammatica Compagnia Italiana di Ermete Zacconi: il suo “fido e incauto” segretario gli ha appena messo tra le mani il copione di “Questa sera si recita a soggetto” di Luigi Pirandello.” “No! Pirandello no!” racconta l’esilarante e tragicomica storia di un ingenuo e appassionato “generico”, all’ombra di un mito del teatro del ‘900, il più grande capocomico in circolazione (almeno così lui dice…): la vita di palcoscenico, dura e spietata, romantica solo agli occhi degli estranei, piena di grotteschi imprevisti, di speranze sempre deluse e di umiliazioni cocenti, ma da cui Matteo Sinagra non riesce a separarsi. Un esercizio di equilibrismo, sul filo ora dell’ironia, ora di una perfida comicità, tra improvvisazioni fulminanti, vezzi deprecabili di primi attori narcisisti, antagonisti invidiosi, provocazioni musicali, suggeritori sprovveduti, tecnici distratti e pipistrelli minacciosi. E poi un dissacrante tuffo nel mondo di Shakespeare, l’intoccabile Shakespeare, insoddisfatto se alla fine delle sue tragedie i personaggi non sono morti tutti, e incursioni nella Russia del Teatro d’Arte di Mosca, e delle “Tre sorelle” di A. Cechov, che fa calare il sipario nei momenti meno opportuni e li fa riaprire tre anni dopo…

La disperazione e lo scoramento dei capocomici così a loro agio con il vaudeville alla francese e il drammone a fosche tinte, che si trovano all’improvviso difronte ai fermenti, alle tendenze rivoluzionarie, alle nuove figure (“il regista!”, “lo scenografo!” etc) e cercano di ignorarli o sbeffeggiarli ostinatamente. Ma all’urlo sovrumano del commendatore: “No, Pirandello no!” il nostro Matteo Sinagra cercherà di ovviare facendo proprie due novelle straordinarie: “Il (diabolico!) pipistrello” e la commovente “Da sé” per un finale poetico e imprevedibile che lascia una bella e profonda sensazione di leggerezza. Giovanni Mongiano ci offre un’interpretazione sorniona, smarrita e stralunata alla Buster Keaton, in altri momenti ritmicamente irrefrenabile e incontenibile, in un susseguirsi di gags, confessioni inconfessabili, immedesimazioni sarcasticamente rubate a Stanislavskij, incidenti inaspettati, e non si può fare a meno di diventare complici e partecipi delle disavventure di Matteo Sinagra. E alla fine con la sua inseparabile valigia e la sua giacca a quadretti e i guanti bianchi, così com’era arrivato, se ne va per altre città, altri teatri, altre avventure.