Aspettando Beatrice

Scheda

di
Giovanni Mongiano (con la complicità di Luigi Lunari)
Dante Alighieri
Luca Brancato
Beatrice
Carlotta Giarola
Gemma, la donna delle pulizie
Anna Antonia Mastino
Giovanni Boccaccio
Giovanni Mongiano
Sassofoni
Claudio Bianzino
Voce e basso
Elena Anzola
Chitarre
Vittorio Gallione
Batteria
Riccardo Giusti
Tastiere
Matteo Sarasso
Danzatrici
Isabel Cortes Nolten, Chiara Barbesino
Musiche originali
Claudio Bianzino
Coreografie
Isabel Cortès Nolten
Costumi
Rosanna Franco
Scenografia
Chantal Buratore
Responsabile tecnico
Simone Valmacco
Tecnico Video
Massimo Fonsatti
Organizzazione generale
Paola Vigna
Macchinista
Crescenzo Ventre
Produzione
TeatroLieve
Regia
Giovanni Mongiano

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Come non sentirsi insignificanti difronte a Dante, eppur superbi (il leone del canto primo…) nel voler creare uno spettacolo sul sommo poeta. Come non sentirsi impotenti come Sisifo, ma sfidare gli dei: sacri filologi, venerabili storici medioevali, divini professori, ineffabili fini dicitori! E imperterriti intestardirsi a spingere un masso fino in vetta alla montagna, o peggio, giù, in vertiginosa discesa, fin nell’abisso in cui è intrappolato Lucifero. Poveri artisti inadeguati, immersi dentro l’immensità di Dante, abbagliati dalla sua vicenda umana, in attesa di un’idea.

E se ci si mette di mezzo una pandemia, costretti a intraprendere un interminabile viaggio: artisti all’inferno, ma senza la guida di Virgilio. Sarebbe poetico e sentimentale credere sia stato Dante a guidarci, noi attori ingannatori. E mentre studiamo e guardiamo dalla finestra (come Conrad) ecco un’idea. Perché non far sentire l’urgenza di una compagnia teatrale, condannata a un lungo silenzio, ma decisa a ricominciare: e attraverso le baruffe di due attori, novelli guelfi e ghibellini, affrontare una sfida impervia ma appassionante. Se nel teatro all’antica italiana, protagonista e antagonista combattono irriducibilmente fino alla morte, qui, al posto dei drammoni ottocenteschi, la cifra stilistica scaturisce da una sotterranea leggerezza e irriverenza, con qualche fatale incursione nel mondo di oggi che ci dà notevoli spunti per descrivere gironi infernali. E per una fortuita e coatta coincidenza trovarsi circondati da musicisti e danzatori, e presi da sacro furore, da tempo represso, creare insieme a loro un nuovo spettacolo: tra tante proposte contrastanti (non era forse meglio di questi tempi, un bel Decamerone, con questa peste che incombe maligna e pervade le nostre menti?) vince proprio Dante Alighieri.

Un approccio meno solenne, evitando la retorica della celebrazione attraverso il dissidio tra quei due primi attori, che come succede sempre non sono d’accordo su nulla. E da quel nulla spunta la moglie di Dante, Gemma, ignorata dal poeta e molto irritata, che rinfaccia all’uomo Dante le sue scelte di vita quasi mai condivise (con e dalla moglie…)

Un gioco malizioso dove il filo conduttore sarà proprio la costruzione (in apparenza) improvvisata, di uno spettacolo in cui si intrecciano personaggi immaginari e reali, e certi incontri alle volte lasciano affiorare qualche perplessità. E sopra tutte queste vicissitudini incombe la spasmodica ricerca di Beatrice, introvabile o forse impossibile da rappresentare.

Poi all’improvviso gli artisti finiscono all’inferno. Ma è così diverso da quello che hanno appena affrontato?

Recensione Paolo Pomati